Viaggiare nel tempo con la fantasia

Viaggiare nel tempo con la fantasiaLa fantascienza e i viaggi nel tempo

Alzi la mano chi non ha mai sognato di possedere una macchina del tempo: un’auto come la DeLorean di Ritorno al futuro, una cabina telefonica come quella di Doctor Who o addirittura l’astronave di Interstellar. Nel mondo della fantascienza il sogno si realizza facilmente: si entra in uno strano congegno luccicante, si schiacciano un po’ di bottoni e ci si trova in qualche altra epoca. Il primo a  descrivere un viaggio del genere è stato, nel 1895, lo scrittore inglese Herbert George Welles. Nel suo romanzo, La macchina del tempo, un inventore costruisce un congegno capace di condurlo nel futuro, precisamente nell’anno 802701: qui scoprirà che cosa è successo al genere umano e vivrà mirabolanti avventure.

Da allora, l’idea dei viaggi nel tempo è stata sfruttata innumerevoli volte in film e romanzi grazie all’irresistibile fascino che suscitano le storie “impossibili”. Ma c’è anche chi afferma, senza alcuna prova a sostegno, che non si tratti solo di fantasie e che Macchine e viaggiatori del tempo siano già realtà. E il caso di Vadim Chernobrov, un ingegnere spaziale russo che nel 1987 dichiarò di aver costruito con la sua équipe di ricercatori una macchina del tempo che era in grado di spostarsi nel passato e nel futuro. Il congegno, le cui foto comparvero su vari giornali sovietici, aveva l’aspetto di una sfera di un paio cli metri di diametro, molto simile alla capsula Vastok, con la quale Yuri Gagarin aveva compiuto il suo primo volo nello spazio. A suo dire la macchina si basava sulle proprietà di forti campi magnetici rotanti, in grado di aumentare o diminuire il flusso del tempo generando precisi spostamenti temporali. Al suo interno c’era una cabina di appena un metro di ampiezza, capace di ospitare una persona. Dopo il clamoroso annuncio che era anche stato prescelto il primo crononauta della storia, un giovane programmatore di computer chiamato Ivan Konov, della macchina di Chernobrov non si è però saputo più nulla.

II futuro non ha più segreti

«Ho inventato la macchina che predice il futuro»: così il 10 aprile 2013 titolava il quotidiano inglese Daily Telegraph riportando quanto affermato da un inventore iraniano, il 27enne Ali Razeghi. La macchina, chiamata Aryayek, non servirebbe a fare viaggiare le persone nel futuro, quanto a prevederlo. Frutto di oltre dieci anni di lavoro, l’aggeggio sarebbe poco più grande di un computer portatile e per metterlo in funzione basterebbe sfiorarlo. Poi, sostiene il suo inventore, grazie a un complesso incrocio di algoritmi, sarebbe in grado di predire il futuro dell’individuo che lo tocca per i 5-8 anni a venire, con un’accuratezza del 98 per cento. Finora però nessuno ha potuto vedere la macchina. «Se finora non è stato presentato il prototipo», si è giustificato Razeghi, «è solo perché i cinesi avrebbero rubato l’idea: sarebbero stati capaci di produrne a milioni in poco tempo».

La voce di Cicerone

Se Alyayek promette di squarciare il velo del futuro, un altro tipo di macchina permetterebbe invece di gettare uno sguardo sul passato. Si tratta del cronovisore, o cronoscopio, un congegno inventato negli anni 70 da padre Pellegrino Maria Emetti, un monaco benedettino appassionato di elettronica, filosofia e musica antica. L’apparecchio sarebbe stato in grado di captare e riprodurre immagini e suoni provenienti dal passato. Secondo la descrizione del suo ideatore, era costituito da diverse antenne realizzate con una lega di tre misteriosi metalli, da un modulo guidato dalle onde sonore ed elettromagnetiche e da una complessa serie di dispositivi per la registrazione delle immagini e dei suoni. Padre Emetti sosteneva che grazie al cronovisore era riuscito ad ascoltare le voci di Cicerone, Napoleone e Mussolini e persino di aver potuto osservare il tradimento di Giuda, il processo a Cristo e la sua agonia sulla croce. Come prova presentò una fotografia del volto del Redentore morente, che fu pubblicata sulla Domenica del Corriere nel maggio 1972. Nessuno, però, è mai riuscito a vedere il dispositivo: secondo alcuni, dopo la morte del monaco nel 1994, sarebbe stato nascosto nei sotterranei del Vaticano.

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