Ristorazione e investimenti: i numeri

L’industria della ristorazione in Italia è molto importante. Essendo il nostro paese la quinta meta turistica del mondo, in quanto a numero di presenze, si comprende il ruolo che gioca questo specifico settore imprenditoriale caratterizzato da una grande diversità nell’offerta. In Italia i numeri dicono che nell’ultimo quinquennio, a causa della crisi, c’è stata una forte contrazione della crescita delle attività, con un saldo negativo di 3600 unità imprenditoriali, su ben 164.500 ristoranti esistenti (fonte: rapporto Movimprese della Federazione Italiana dei pubblici esercizi). Va detto però che dal 2009 ad oggi c’è stata una evoluzione del modello imprenditoriale, con un sempre maggior numero di investitori nella forma della società di capitali, a compiere il grande passo della proprietà. Questi numeri di converso vedono una decrescita della società di persone, spesso preferita per la facilità di gestione e perché si accompagna alla tipologia di offerta (spesso una famiglia che gestisce l’attività in proprio occupando tutte le caselle del personale, dallo chef ai camerieri).

Investitori e qualità

Una simile trasformazione non può non essere che salutata positivamente, anche se alla lunga può dare l’impressione che si stia perdendo qualcosa di magico e di tradizionale legato alle antiche ricette. In verità i ristoratori sanno che possono dividersi i ruoli: c’è chi può fare della cucina regionale, chi la cucina internazionale, chi lasciarsi andare a sperimentazioni e fusioni. Importante è che rimanga l’impronta di qualità che da sempre caratterizza in generale la ristorazione in Italia.

Il settore delle attrezzature per il ristorante

In ripresa dovrebbe essere, se si inverte la rotta, anche il settore collaterale, quello importantissimo delle macchine alimentari e delle attrezzature per i ristoranti e le pizzerie, che ha necessità di nuove aperture per mantenere vivo il proprio mercato. Lo stesso vale per le forniture per la sala, come tavoli, sgabelli e biancheria per i servizi. Sono in crescita nel settore i ristoranti etnici, cioè quelli che puntano su una particolare cucina e che sembrano attirare sempre più aficionados. Il caso di maggior successo è quello della cucina giapponese, con una vera e propria esplosione di sushi, il classico piatto da foto su Instagram, se vogliamo leggerla con un tono social. I più golosi avranno notato l’avanzare della cucina messicana e di quella marocchina, mentre stabile rimane la domanda di cucina cinese, oramai entrata nel novero della cucina internazionale.

Sperimentare nuove formule di marketing<7h3>
Per rispondere a questa “invasione” i ristoratori italiani puntano sugli investimenti, anche se le prospettive per il futuro rimangono incerte. Quest’anno si sono avuti più turisti e le spiagge e gli alberghi erano pieni, di conseguenza la ristorazione può tornare a respirare. I capitali esterni, rappresentati da investitori moderni, che vogliono credere nel settore, puntano a caratterizzare, dare un’impronta, scegliere occasioni di sviluppo che possono nascondersi tanto in città, quanto in provincia. Il recente successo degli store legati al marchio Magnum della Algida (Unilever) dimostra che c’è spazio per un certo tipo di marketing basato sul brand e che si può provare a investire puntando sulle specialità, che da noi non mancano di certo. La nicchia rimane il miglior modo per trovare il proprio posto, affidando al passaparola e al web le possibilità di crescita.

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