Perché in Italia si pagano molte tasse

Spesso e volentieri si sente dire che in Italia si pagano troppe tasse. Si tratta di una lamentela comune, ma bisogna capire se sia una percezione individuale e di massa distorta, o se effettivamente la pressione fiscale nel Belpaese ha raggiunto dei livelli considerevoli.

Innanzitutto, è bene fare una panoramica delle tasse che si pagano in Italia, partendo da quelle nazionali e per finire con le varie tasse e balzelli che vanno versate agli enti locali, e che possono quindi variare da regione a regione.

Innanzitutto, nonostante si usino i termini tasse, imposta e contributo come sinonimi, quando parliamo di tasse ci riferiamo al corrispettivo per un servizio reso dalla Pubblica Amministrazione; quando parliamo di imposta, al mezzo tramite il quale lo Stato finanzia le spese che sostiene per la collettività; i contributi sono prelievi coattivi di ricchezza che sono effettuati dallo Stato per un servizio (per maggiori info esplora la sezione fisco di eDotto).

Fra le imposte principali, possiamo annoverare l’IRPEF, imposta progressiva ad aliquote crescenti per scaglioni, che grava sul reddito delle persone fisiche prodotto in Italia ed il reddito prodotto in Italia da persone fisiche, anche non residenti.

L’IRES invece è l’imposta sul reddito delle proprietà entrata in vigore nel 2004: si applica solamente ai soggetti dotati di personalità giuridica.

L’IVA, acronimo di Imposta sul Valore Aggiunto, consiste in un’imposta applicata sulle cessioni di beni e le prestazioni di servizi effettuate nel territorio italiano, sia all’esercizio delle imprese che per l’esercizio di arti e professioni e anche sulle importazioni.

Invece l’IRAP consiste nell’imposta regionale sulle attività produttive, quindi consiste in un’imposta locale, sul valore aggiunto che colpisce la ricchezza allo stato della su produzione. Si tratta di un’imposta proporzionale.

A queste imposte ne seguono molte altre: solamente per fare un esempio, ci sono le imposte sulla casa (IMU, TARI, TASI) e altre piccole tasse che possono essere imposte dai comuni nell’ambito della legislazione locale tributaria.

Ma è poi vero che in Italia si pagano tante tasse? Effettivamente, facendo riferimento al rapporto Ocse, in Italia la pressione fiscale è del 47,8% se si fa riferimento ad un lavoratore senza familiari. 

L’Italia è al quinto posto al mondo come peso delle tasse sugli stipendi, una notizia non rosea che ci aiuta ad inquadrare meglio il malcontento e la percezione, da parte della popolazione, che effettivamente si paghino molte tasse: almeno, per quanto riguarda il rapporto Ocse 2017, questo vale prendendo a riferimento le famiglie monoreddito.

La media europea della pressione fiscale, sempre avendo a riferimento un lavoratore senza figli e coniuge, è del 47,8% e supera ampiamente la media europea, che si ferma al 36%.

Ci sono anche Paesi dove si paga di più (Belgio, Germania, Ungheria e Francia). 

Ma l’Italia ha un altro punto di svantaggio: a pagare tanto sono anche le famiglie monoreddito con due figli, con un cuneo fiscale che tocca il 38,6%. Peggio di noi, in Europa, solo Francia e Finlandia. Comunque siamo sopra il livello europeo del 26,6%.

Secondo la Corte dei Conti, a causa di anni di sprechi e spese sopra le possibilità che hanno lasciato cicatrici che ora dobbiamo pagare.

 

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