Lo sballo nel buio: le nuove droghe

le nuove droghe sintetiche

le nuove droghe sinteticheUna certa creatività svelta e malandrina la si percepisce perfino dai loro tanti nomi: Nps, che sta per New psycoactive substances, Designer drug e cioè astuti restyling di laboratorio di droghe già conosciute, oppure Legal hights, sballi legali. «O quantomeno non illegali», preferisce dire Franco Tagliaro, professore ordinario e direttore dell’Istituto di medicina legale dell’Azienda ospedaliera universitaria integrata di Verona. «I ragazzi italiani le chiamano “chimiconi”», ci offre una sorta di efficace semplificazione Sabrina Molinaro, epidemiologa delle dipendenze e ricercatrice dell’Istituto di fisiologia clinica del Cnr a Pisa.

Molinaro è tra l’altro responsabile dello studio Espad Italia 2014, che ha coinvolto oltre 30 mila studenti di 405 tra licei e istituti professionali, d’età dunque compresa tra i 15 e i 19 anni: «Ne viene fuori che circa il 2,5% di loro ammette senza farsene un problema di aver provato almeno una volta una sostanza psicoattiva del tutto sconosciuta», racconta preoccupata. Lo sballo nel buio, insomma. Perché queste tecno-droghe di ultima generazione sono spesso l’esito, continuamente cangiante e perlopiù misterioso, di una rielaborazione di sostanze sintetiche e non, e comunque legali, tra cui i cosiddetti “precursori” (normalmente utilizzati chimiche sono un enigma che corre sul web. Cambiando formula ogni giorno nei processi industriali e farmaceutici) . Sempre più pure e potenti, sono inventate al fine di imitare alla perfezione gli effetti delle droghe “classiche” (proibite), e dribblare la disciplina contenuta nella convenzione unica delle Nazioni Unite del 1961 sugli stupefacenti, nonché quella del 1971 sulle sostanze psicotrope.

L’Edr, la periodica Relazione europea sulla droga, ha appena rivelato che solo nel 2014 sono state scoperte ben 101 sostanze nuove di pacca, ma che il ritmo dell’innovazione, in questo settore, non fa che velocizzarsi all’impazzata. Imparare un po’ di terminologia è già di per sé un’esperienza “psicotropa”, a meno di non sapersi districare tra qualche nozione di chimica. Ci sono le Legal hights vere e proprie, tra cui fanno la parte del leone i “catinoni sintetici”, stimo- lanti analoghi alla molecola presente nella pianta di khat (Flakka, Sali da Bagno, MDPV, solo per citarne alcuni) e i cannabinoidi sintetici (gli esperti dicono che sarebbe più scientifico definirli cannamimetici), spesso mescolati a ingannevoli misture naturali (Herbal Haze, Psyclone, Spice, la temibile Black Mamba…).

Vanno aggiunte le amfetamine e le metamfetamine più o meno ripensate e potenziate come la Pillola di Superman, che è un’Ecstasy adulterata con polimetilmetacrilato. Poi le feniletilamine psichedeliche che mimano la mescalina (2C-E, Bromo-DragonFly), poi le triptamine che qualcuno definisce una sorta di “LSD legale”, e le piperazine, le piperidine, e così via. Ma il discorso tende ad avvitarsi su se stesso, perché ba-sta sperimentare un po’, o spostare una molecola, appiccicarne un’altra, e tutto cambia, effetti e pericoli compresi: una feniletilamina condivide la sua struttura con un’amfetamina e un catinone sintetico, la benzidamina, è il principio attivo contenuto nel Tantum Verde (lo sanno bene i teenager polacchi e rumeni che lo assumono in pasticche o bustine da sciogliere), mentre il metilfenidato sta nel Ritalin. Chi si occupa di prevenzione e sequestri sa danzare il minuetto tra precursori chimici, di cui non possono essere certo vietati produzione e commercializzazione, e precursori di droghe, che occorre monitorare oculatamente anche quando sono leciti. Ma perché oggi, per sballare si gioca pericolosamente al piccolo chimico?

È un segno dei tempi, è ricerca della smarnzess come se non ci fosse un domani, è superglobalizzazione, soprattutto è marketing, suggerisce Franco Tagliaro: «Quello delle Nps è un mercato capace di destreggiarsi tra le giurisdizioni, molte sostanze non vengono sanzionate con le pene prescritte per il commercio di droga. In più, scivola via anche dai controlli della malavita», dice. Per lo meno da quella tradizionale, perché nel frattempo è mutata anche la “geografia tossica”. Qualche esempio) Le moderne Legal hights sono arrivate anche in un paese di droghe old style cine il Perù, dove i contadini stanno passando dalla coltivazione della cocaina all’agricoltura biologica, ora più redditizia del racket. Mentre le nuove guerre rimodellano nuove-vecchie dipendenze («Magari riciclando molecole farmaceutiche dismesse o bocciate», spiega Tagliaro), come il Tramadol taroccato che, reduce dagli anni 70, oggi passa dall’Egitto ai giovani della Striscia di Gaza. O il Captagon rielaborato in Siria che, dopo aver reso più piccanti i festini dei ricchi maschi sauditi, ora va a imbestialire i jihadisti. In tutto questo, infrangono ogni illusione di tracciabilità i laboratori clandestini cinesi e indiani che producono i catinoni sintetici.

Tanto più che Internet non solo provvede un canale per spacciarli, sia sul circuito illegale che su quello legale (in quest’ultimo caso basta un’etichetta che li riservi esclusivamente alla ricerca scientifica), ma anche per comprarli in grandi quantitativi per poi farli rielaborare ulteriormente. E proprio sul web sono già al lavoro numerosi “psiconauti” per pubblicizzare caratteristiche e innovazioni e fornirne le istruzioni per l’uso, coi loro diari di viaggio online. «Il mercato, come sempre, va dove c’è l’offerta», dice Tagliaro. «L’utilizzatore è uno sperimentatore e anche queste sostanze nuove, come del resto tutte le altre, vanno a inserirsi in un bisogno specifico di qualcosa di “esterno”. Solo in seguito arrivano le motivazioni personali. Ma attenzione, arrivano anche migliori tecnologie e competenze: un bravo medico ormai non è più disorientato, e sa sempre meglio quello che si deve fare per arginare le emergenze».

Sabrina Molinaro annuisce: «Il successo dei “chimiconi” dipende dalla disponibilità e dal loro prezzo, generalmente più abbordabile di quello della cocaina, specialmente per le finanze di un teenager. Ma ci aggiungerei un terzo fattore: sono droghe ricreative, perfette per le serate, non certo per studiare senza sentire la fatica. Niente di meglio per gente disposta a ricorrervi senza una ragione vera, così, per divertirsi, per obnubilarsi. Questi ragazzi forse non vengono educati alla frustrazione, al non sentirsi sempre a loro agio, sono iperstimolati… E allora i laboratori lavorano, su precisa richiesta, per allontanarli dalla realtà. Magari pure per turlupinarli, perché talvolta viene il sospetto che in certe Nps ci sia soprattutto del bicarbonato. Ma non voglio generalizzare: anche gli adulti, i 45enni, sono avviati verso quello che definisco un “sereno consumo” più o meno dello stesso tipo. In Europa, per esempio, assistiamo a un incremento dell’uso di metamfetamine nella fascia d’età 25-44 anni». Sì, non c’è solo l’adolescenza sventata: pare che il tossicodipendente adulto o perfino attempato stia diventando a suo modo una delle tante emergenze di questo nostro strambo millennio.

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