Le teorie dell’appraisal sulle emozioni

Le teorie sulle emozioni

Le teorie sulle emozioni

La concezione bifattoriale di Schachter costituisce una svolta importante nello studio psicologico delle emozioni, perché individua nell’elaborazione cognitiva un aspetto rilevante dell’esperienza emozionale Da tale concezione prendono avvio le cosiddette teorie dell’apprasail che si sono affermate in psicologia negli anni Ottanta e secondo cui le emozioni dipendono dal modo con cui gli individui valutano e interpretano gli stimoli del loro ambiente fisico e sociale. Tale concezione costituisce una sorta di capovolgimento di quanto si sostiene nel senso comune. Per la psicologia mentale le emozioni si contrappongono ai processi razionali e sono interpretate come passioni, per lo più di breve durata, sentite e provate internamente dall’individuo, più o meno simili ad attività istintuali in quanto residuo dell’evoluzione della specie umana, che sorgono e si svolgono in modo automatico e involontario, senza che siano richieste dall’individuo stesso.

Semplicemente, per la psicologia ingenua le emozioni «capitano» nella vita delle persone e non si può scegliere o decidere quale emozione avere o quando. Per contro, le teorie dell’appraisal hanno posto in evidenza che le emozioni sono profondamente intrecciate con i processi cognitivi, poiché l’elaborazione cognitiva della situazione è sottesa all’esperienza emotiva stessa del soggetto.

Anzitutto, va detto che le emozioni non compaiono in modo gratuito, all’improvviso, senza una ragione di essere, come accadimenti imprevisti e casuali, in una sorta di vacuum psichico; bensì sono la conseguenza di un’attività di conoscenza e di valutazione della situazione in riferimento alle sue implicazioni per il benessere dell’individuo e per il soddisfacimento dei suo, scopi, desideri, interessi. Pertanto, come ha posto in evidenza Frijda nelle sue «leggi dell’emozione», le emozioni sorgono in risposta alla struttura di significato di una data situazione. Esse non sono attivate dall’evento in sé e per sé, nella sua obiettiva realtà; bensì sono generate dai significati e dai valori che un individuo attribuisce a questo evento. Le emozioni sorgono in risposta a situazioni che sono valutate come importanti per il soggetto. Eventi che soddisfano i suoi scopi e desideri, attivano emozioni positive; eventi che sono ritenuti dannosi o che minacciano i suoi interessi, conducono a emozioni negative; mentre eventi inattesi e nuovi producono sorpresa e stupore. Infatti le emozioni cambiano quando cambiano i significati e i valori di riferimento, o quando le situazioni sono considerate in maniera differente.

Il significato situazionale

Questo significato situazionale è alla base per spiegare le diverse emozioni e la loro intensità, nonché per sottolineare la dimensione soggettiva dell’esperienza emotiva. Due individui che abbiano una differente vlutazione della medesima situazione (o anche il medesimo individuo con differenti valutazioni in occasioni diverse) risponderanno con emozioni differenti. Esistono, infatti, fattori disposizionali e stili co-gnitivi differenti che possono condurre a valutazioni differenziate degli eventi con conseguenti diverse reazioni emotive. Di fronte a un ostacolo, un individuo (tendenzialmente timido) potrà sentire paura se lo interpreta come un pericolo e una minaccia, mentre un altro potrà provare collera se lo valuterà come una sfida. Per contro, due individui con la medesima valutazione dello stesso (o anche differente) evento giungeranno a provare la medesima emozione. Da questo punto di vista le emozioni vanno considerate come risposte soggettive dotate di un notevole grado di flessibilità e variabilità, in grado di far fronte a intere classi di situazioni. Esse risultano a livello strutturale e funzionale distinte dai riflessi, che sono processi geneticamente determinati e prestabiliti, universalmente e uniformemente condivisi, con uno svolgimento automatico e involontario, in quanto neurofisiologicamente attivati e regolati. Sul piano della evoluzione della specie umana, le emozioni, a diversità dei riflessi, comportano l’aumento significativo dei gradi di libertà dell’individuo di fronte all’ambiente, in quanto sono caratterizzate da un processo di «sconnessione» (decoupling) e di mediazione fra stimolo e risposta.

La prospettiva dimensionale

Le teorie dell’appraisal pongono, pertanto, in evidenza la prospettiva dimensionale delle emozioni. Secondo tale modello le emozioni sono dei mediatori complessi fra il mondo interno e quello esterno e variano secondo alcune dimensioni continue, quali la valenza edoníca (piacevolezza o spiacevolezza), la novità (o meno) degli eventi elicitanti, il livello di attivazione, il grado di controllo dei medesimi, la compatibilita (o meno) con le norme sociali di riferimento. Già Wundt  riteneva che «i sentimenti» variano lungo tre dimensioni: grafie, volezza/sgradevolezza, eccitazione/calma, tensione/rilassamento. Nella classificazione delle espressioni emotive, Woodworth, attorno agli anni Quaranta, individuò un ordinamento scalare lineare secondo sei gruppi di emozioni. Riprendendo questi studi, Schlosberg elaborò una scala circolare, generata da tre assi o dimensioni: piacere/di spiacere, attenzione/rifiuto, livello di attivazione. Le teorie dell’appraisal hanno proseguito questa linea concettuale, individuando una serie di dimensioni che sono sottese alle diverse emozioni, poiché ognuna di esse è «spiegata» e caratterizzata da un differente sistema di criteri di valutazione. In particolare, Scheler ha elaborato una griglia di controlli di valutazione dello stimolo (stimulus evaluation check, Sec) secondo una sequenza lineare progressiva distinta in cinque livelli: la novità dello stimolo, la piacevolezza/spiacevolezza intrinseca; la pertinenza e la rilevanza dello stimolo per i bisogni e gli scopi dell’organismo; la capacità di far fronte allo stimolo; la compatibilità con le norme sociali e con l’immagine di sé.

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