Le diversità culturali

le diversità culturali

Nel mondo contemporaneo le culture sono molto numerose. Se prendiamo come valido il principio di far corrispondere una cultura a una bagna naturale, abbiamo almeno 5-6.000 forme culturali distinte. Probabilmente sono assai di più. Inoltre, il concetto di «cultura» attraversa in senso verticale la dimensione sociale degli esseri umani: ogni individuo ha una propria connotazione culturale specifica (la cosiddetta «idiocultura»); ogni comunità (o gruppo stabile) è caratterizzato da una configurazione culturale distintiva (la cosiddetta «mesocultura»); l’umanità nel suo insieme è qualificata da forme universali di cultura come l’uso del fuoco, la cottura del cibo, le pratiche d’igiene e di cura, il fare conto, elaborazione di mappe territoriali (la cosiddetta «macrocultura» o conoscenza primaria della specie umana).

Le diversità culturali

Le diversità culturali costituiscono quindi non solo un dato evidente per chiunque ma costituiscono altresì la premessa per generare ulteriori distinzioni, in un processo senza fine. Siamo di fronte a un paradosso: da un lato, le culture servono a organizzare e gestire le differenze a qualsiasi livello; dall’altro, sono esse stesse fattore di differenziazione. Per questo motivo si parla di cultura come «imbroglio», in quanto essa costituisce una matassa ingarbugliata di modelli eterogenei e di pratiche diverse. Si parla altresì di cultura come «invenzione», poiché la cultura non è un’entità fissa e reale, definita e definibile una volta per sempre, bensì è qualcosa che si fa nel corso delle interazioni fra i soggetti e che consiste nel grado di accordo che essi riescono a trovare fra di essi.

Diventa quindi difficile — se non impossibile — sapere dove «finisce» una cultura e dove «inizia» un’altra.

Confine, barriera e frontiera

Le diversità culturali implicano la presenza di confini culturali. Già Bachtin  aveva ricordato che la cultura non è un territorio ma è lungo i confini, e che i confini sono dappertutto. Il confine svolge la duplice funzione psicologica di racchiudere una certa cultura e di distinguerla dalle altre. Chi è oltre il confine, è l’estraneo. È un «barbaro» che, nel senso dell’etimo greco, farfuglia, balbetta e pronuncia parole e suoni privi di senso. È il diverso che adotta modelli mentali e sociali per noi inconcepibili. È lo straniero che è al di là delle differenze consentite all’interno di una certa cultura. Per questo motivo tutte le culture sono «straniere». Lo straniero, in quanto tale, può diventare oggetto di attrazione (xenofilia) o di rifiuto (xenofobia). La psicologia del confine culturale presenta vincoli importanti. Esso costituisce, anzitutto, un luogo di tensione, poiché è in bilico fra difensiva e offensiva. Entrambi questi atteggiamenti conducono a una condizione mentale di attenzione e di circospezione nei confronti dell’altro in quanto straniero. Come se fosse un intruso, egli «sta qui» senza «essere di qui». In altre circostanze il confine diventa la linea dell’indifferenza. A livello etimologico, il concetto di «indifferenza» è associato all’esperienza della separazione secondo il principio «vivi e lascia vivere». È l’apartheid che implica l’attenzione a non mescolarsi con l’altro. Sul piano psicologico il confine culturale può quindi diventare barriera come distinzione invalicabile nel ribadire l’esclusività della propria cultura. Fra gli altri, il Giappone in passato ha molto insistito su questo aspetto di distintività esclusiva (nihonjinron) dal modo di mangiare il riso a quello di dire «grazie» (arigatò: un misto di scuse e di aspettative). Gli altri, soprattutto gli occidentali, sono taijin: «persone di fuori», incapaci di capire la cultura giapponese. Il confine culturale può diventare altresì frontiera intesa come luogo di passaggio, d’incontro o di scontro Di per sé, la frontiera è qualcosa che, nel momento stesso in cui separa, unisce. Essa è la soglia attraverso cui si può. entrare in contatto con l’altro, se lo si vuole. Diventa quindi il luogo dell’incontro (o dello scontro) fra due identità: alla frontiera termina la propria identità e, nello stesso tempo, inizia l’identità dell’altro.

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