L’anoressia dei soggetti ansiosi

Nei soggetti ansiosi colpiti da anoressia, l’appetito registra alti e bassi. In alcuni, l’appetito è eccellente – persino bulimico – in altri, spesso, è addirittura inesistente. Per questo motivo, queste persone spesso si lamentano di non conoscere la fame. Le cause di questa anoressia sono moltissime.

I malati di anoressia con problemi di ansia conservano il ricordo di un cibo che li ha fatti ammalare e temono allora quel cibo; quando lo riprendono eccoli ammalarsi di nuovo; è stato quel cibo o l’ansia per esso a generare il disturbo?

Molto spesso è proprio un’interpretazione fobica piú che l’alimento in se stesso. Si scopre cosí una gran quantità di «falsi allergici» che, per pura e sola ansietà si privano del latte, del cioccolato, delle uova, delle fragole, dei crostacei. Essi sono golosi di questi alimenti, eppure non osano mangiarli. Tutto avviene in questi nervosi ipersensibili come se il timore di mangiare quel tale cibo fosse la causa dello squilibrio dell’appetito.

Si comprende allora che l’ansietà di fronte a un cibo possa diventare un giorno un’ossessione e che l’elenco dei cibi possa estendersi via via che le turbe nervose si aggiravano. Attribuendo i suoi disturbi al cibo, il malato ridurrà ancor piú la sua alimentazione. Aggraverà il suo stato con i suoi errori di interpretazione sugli alimenti, diverrà anoressico per i suoi complessi subcoscienti o incoscienti che siano. Da qui l’importanza di studiare in un malato nervoso le sue reazioni agli alimenti. I cibi divenuti «idee fisse» non eccitano piú le papille gustative. Quei soggetti sono dei «malinconici della tavola», privi di ogni piacere gustativo. Far scomparire in essi l’anoressia richiede una analisi profonda poiché le cause vanno ricercate nel loro stesso subcosciente. Tralasciamo per ora questi nervosi ansiosi per parlare di coloro che hanno un normale equilibrio nervoso e domandiamoci se un individuo normale può essere privo di appetito. Diciamo subito no. Un individuo che non ha fame deve essere considerato un malato che si ignora. Si riscontrano questi scarsi appetiti in soggetti astenici, poco resistenti alla fatica, pessimisti (talvolta nevrotici che non consultano il medico); sono generalmente dei misantropi. Un senso di ribellione, di aggressività li rende nemici a sé e agli altri. Per le loro reazioni negative (che possono risalire alla prima infanzia) sono dei rinunciatari e, in un certo modo, dei sadici, avendo soppresso in se stessi il piacere di un istinto. Anoressici, sono spesso i deboli ses-suali e anche gli impotenti. Non dimentichiamo che gli istinti sono solidali e si equilibrano gli uni con gli altri. Perciò, prima di ammettere che un individuo è nato senza appetito, si devono fare le dovute riserve sul suo carattere, a volte soggetto a complessi che hanno spento in lui il meccanismo dell’appetito medesimo. Non bisogna confondere tali individui con quelli che hanno dovuto moderare il proprio appetito fin quasi ad annullarlo: sono costoro dei soggetti che hanno sublimato il senso della fame in altra energia psichica. I piaceri della tavola si mutano, per essi, in emozioni spirituali, intellettuali, artistiche che tuttavia non impediscono di provare il gusto raffinato di un pasto, esso stesso riflesso di un senso artistico. La tavola è allora per essi una creazione artistica che dà un’emozione, un godimento che si ripercuote su tutto il sistema nervoso. Le sublimazioni perfette sono quelle compiute dai seguaci di alcune religioni, dagli asceti, dai saggi che al cibo chiedono solo un sostentamento vitale; essi mangiano solo per necessita e destinano la loro gioia a cose piú alte. Questi aristocratici dello’ spirito però non sono né nevrotici, ne pazzi, né melanconici; sono individui normali, portati alla smaterializzazione psichica.

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