La teoria della Gestalt

La teoria della Gestalt

La percezione rappresenta un ambito psicologico complesso. E’ naturale, quindi, che esso sia stato oggetto di numerose riflessioni e sia stato considerato da diversi punti di vista teorici.

La teoria empiristica della percezione

Secondo l’interpretazione empiristica della percezione, proposta originariamente da Helmholt, le ripetute esperienze con la realtà ambientale e l’apprendimento che ne consegue  forniscono un contributo essenziale alla percezione degli oggetti. Per loro natura i dati sensoriali sono parcellari e danno origine a un mosaico di sensazioni elementari (per esempio, di luminosità, di colore, di durezza). Le sensazioni sono integrate con altre informazioni dell’oggetto grazie a meccanismi dell’associazione e dell’esperienza passata. Nell’adulto questi processi di associazione diventano molto rapidi e quasi automatici, in quanto agiscono sotto forma di inferenza inconscia. L’individuo, in base all’esperienza passata compie una sorta di ragionamento inconsapevole, in virtù del quale corregge e integra e sensazioni elementari attuali.

La scuola della Gestalt: il tutto è più grande della somma delle singole parti

La scuola della Gestalt nata in Germania all’inizio del XX secolo con le prime ricerche di Wertheimer, proseguita con i contributi di Kohler, di Koffka e di Metzger, si oppose in maniera decisa al principio empirista dell’esperienza passata e sostenne fin da subito che la percezione non è preceduta da sensazioni; ma è un processo primario e immediato.

Secondo la scuola della Gestalt la percezione è dovuta al concorso di fattori estranei (come le associazioni, le inferenze o i giudizi), ma risalta dall’organizzazione interna delle «forze» che si vengono a creare tra le diverse componenti di uno stimolo. Al pari del campo di forze elettromagnetiche, anche il campo percettivo si organizza attraverso la distribuzione dinamica delle forze generate dai vari aspetti dell’oggetto (o evento). Per esempio, in un triangolo i vertici e gli angoli determinano un campo di forze (vettori) e di relazioni reciproche, in base alle quali emerge in modo immediato una unità coerente e una totalità strutturata ed equilibrata (il triangolo, appunto). Questo processo di organizzazione intrinseca è regolato da alcuni fattori o principi di unificazione. In virtù di questi fattori le parti di un campo percettivo vengono a costituire totalità coerenti e strutturate (o Gestalten) come «figure» sullo sfondo, come oggetti reali dotati di proprie caratteristiche (forma, grandezza, colore, movimento o quiete, posizione ecc.). Secondo la scuola dai Gestatt pertanto, va riservata un’importanza secondaria all’esperienza passata, che non influisce direttamente sui processi di organizzazione del campo fenomenico (o percettivo) ma che può influite sul loro funzionamento soltanto in particolari condizioni. In questa prospettiva la percezione costituisce un processo primario, che conduce alla segmentazione del campo fenomenico in «unità» distinte con le loro proprietà e relazioni immediatamente evidenti. Il campo percettivo che ciascuno di noi ha di fronte, dunque, secondo la scuola della Gestalt non è il risultato di una somma di sensazioni, bensì è una totalità immediata a partire dalla quale è possibile inviduare le singole parti, e quindi le singole sensazioni. Per la scuola della Gestalt, insomma, il tutto è più grande della somma delle sue parti, così almeno si legge in uno dei testi più famosi del suo fondatore.

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