La seduzione è tutta ingegneria

La seduzione è tutta ingegneria

La seduzione è tutta ingegneria

La spontaneità non vince in amore. Parole di esperti, convinti che per conquistare l’oggetto del desiderio sia meglio utilizzare la testa. Come? Analizzando la personalità di chi abbiamo davanti, individuando i suoi punti vulnerabili e facendone il perno della nostra strategia.

Conquistare chi ci piace sembra impossibile? Niente paura: ci vengono in aiuto i love coach, veri e propri “allenatori dell’amore” che, con consigli sperimentati, c’insegnano a far breccia nel cuore e nel cervello del nostro oggetto del desiderio.

È il caso di Massimo Taramasco, che ha inventato l’ “ingegneria della seduzione” e che ha scritto anche un manuale ricco di indicazioni.

Per esempio: un uomo vuole fare colpo su una donna e la porta in un costoso ristorante, a bordo di una macchina lussuosa. Secondo l’esperto, per “coinvolgere” l’uomo in questione, la donna deve farlo sentire inadeguato, evitando rigorosamente di esprimere apprezzamenti sulla serata. Oppure si desidera conquistare una donna proveniente da relazioni stabili che le hanno sempre assicurato tranquillità e sicurezza? Assumiamo inizialmente un comportamento trasgressivo per appagare la sua esigenza emotiva insoddisfatta; poi modifichiamolo per soddisfare anche la parte logico-razionale (strategia definita emotional rollercoaster che significa letteralmente montagne russe emotive).

Ancora: abbiamo di fronte una persona che mostra carenze affettive? Per conquistarla bisognerà essere affettuosi. Non subito, però: «In fase iniziale, sarà importante non riversare l’affetto direttamente su di lei, ma su altri a lei vicini. Per sedurre chi ha fame bisogna fargli venire ancora più farne». Non si direbbe, ma pare che funzioni.

Mirare al punto debole

Tutto ruota attorno al fatto che nella seduzione vince chi è in grado di amplificare i turbamenti del proprio oggetto d’amore: cioè chi punta dritto alla sua “distonia”. «La distonia, che governa il coinvolgimento sentimentale, è un punto dell’emotività: un’emozione, compressa e non espressa, che funziona come una molla nel processo seduttivo», spiega Taramasco. «Infatti, chi ha il controllo sulle distonie altrui ed è in grado di amplificarle, seduce; chi invece espone le proprie, viene sedotto». È certo che ognuno di noi abbia delle distonie, cioè delle emozioni profonde che lo turbano e che rappresentano la parte irrazionale, spesso prevalente su quella logica, almeno nelle questioni di cuore.

Quindi, amplificare i turbamenti, e cioè fare leva sulle distonie, significa entrare in contatto con la parte emotiva più intima di una persona. Ipotizziamo che ci piaccia una persona timida: lui soggetto, cioè, in cui la parte emotiva è dominata della timidezza, fonte delle sue emozioni più forti, positive o negative che siano. Per conquistarlo, non si potrà prescindere da questa vulnerabilità che, al contrario, andrà messa al centro della nostra strategia di seduzione e sulla quale dovremo calibrare i comportamenti a seconda dell’obiettivo che ci proponiamo. Secondo Tarama-sco, se smorzeremo i turbamenti che scaturiscono dalla timidezza, divente-remo amici del soggetto in questione, mentre se li accenderemo saremo “in corsa” per diventare partner. «Esistono 5 ambiti in cui si possono presentare distonie», aggiunge Taramasco, «i rapporti con la famiglia di origine, i rapporti con la famiglia acquisita (figli, coniuge), i rapporti sentimentali, l’immagine esterna del sé (carriera, successo sociale), l’immagine interna del sé (paura del rifiuto, dell’abbandono, del giudizio degli altri)».

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