La potatura delle piante

la potatura delle piante

la potatura delle pianteTutti sanno che cos’è la potatura delle piante, ma pochi sono i coltivatori che ne sanno lo scopo e, quindi, in generale si pota senza criterio a detrimento delle piante e non ottenendo sempre il vantaggio che ci si ripromette. La potatura delle piante legnose ha in mira quattro cose distinte:

1) di sopprimere tutte le parti morte o malate;

2) di mantenere un buon equilibrio dei succhi in tutte le parti di una pianta;

3) di dare alla pianta una data forma più consona alla sua natura o che appaghi in certi casi l’occhio; 4) di ottenere delle produzioni da fiore e per molti vegetali da frutto. Essa riposa essenzialmente sopra la conoscenza dei primari e generali fenomeni di fisiologia vegetale e su quella del modo di vegetare proprio a ciascuna persona. Le potature prendono nomi differenti secondo lo scopo che si prefiggono e il modo di farle e cos’ si chiamano:

  1. Rimondatura, quando si tolgono i rami secchi e malaticci, i succhioni, e quando si tagliano gradatamente i rami più bassi di certe piante come per esempio i pini. A quest’operazione si riferiscono le altre che si dicono spollonatura, dibrucatura e scacchiatura.
  2. Diradamento, quando si sopprimono rami superflui mal conformati o mal situati sulla pianta, poiché altrimenti, lasciandoli nuocerebbero alla vita e alla forma estetica delle piante stesse.
  3. Svettatura, quando con il tagliare la cima di un fusto si procura lo sviluppo dei rami laterali; si svettano anche i rami principali a beneficio dei rami secondari; operazione che si dice anche scapezzatura o capitozzatura.
  4. Cimatura, quando si tolgono le cime dei rami allo stato erbaceo per favorire lo sviluppo delle altre parti. Rientra in questa categoria la soppressione di certe cime fiorali a vantaggio delle rimanenti.
  5. Scornettatura, è quell’operazione che chiamiamo in agricoltura potare a cornettami e consiste nello svettare i rami accorciandoli molto e quasi tutti a lunghezza uguale; si pratica in generale questa potatura sugli alberi giovani.
  6. Tosatura, quando il taglio è quasi uniforme e serve per dare ad una pianta una forma determinata e per mantenere le siepi nei limiti assegnati di altezza e larghezza.
  7. Taglio al piede, quando in una pianta si tagliano tutti i fusti, proprio sul ceppo perché possa da questo emettere nuovi getti più vigorosi.

Da tutto questo si comprende chiaramente la necessità di conoscer bene la natura intima delle piante e il loro  modo di vegetare, onde applicare una potatura piuttosto che un’altra. E questa conoscenza è necessaria anche per sapere l’epoca in cui vanno fatte tutte le potature. Qualunque sia la potatura, il taglio deve essere fatto con strumenti ben taglienti affinché sia netto e non si producano lacerazioni inutili e sempre dannose nel legno e nella scorza. Il taglio deve essere sempre fatto obliquamente ed opposto alla gemma sopra la qual eè fatta come indica la figura 46.

Potatura di un ramo

Per fare tutte queste operazioni di potatura occorrono strumenti ed arnesi. Servono per quest’uso alcuni di quelli necessari all’innestatura come le forbici e il coltello, chiamato da alcuni anche potatoio e il grattuccio. Vi sono poi arnesi più speciali e sarebbero: l’accetta, che è una scure piccola con manico corto da usarsi con una sola mano, il pennato, la seghetta, i forbicioni , che servono per le potature regolari, i forbicioni in asta o svettatoi per le potature alte.

 

Le antiche forbici in asta sono rappresentate dalla figura 50, la quale è costituita da un paio di forbici di forma speciale infilate sopra un’asta o pertica, messe in movimento per mezzo di una corda infilata nel foro su in alto.

Riposo delle piante

Le piante hanno un periodo annuale di riposo che coincide generalmente con la stagione invernale, anzi è per l’azione del freddo che in molte piante si manifesta il riposo quasi forzato, ed è caratterizzato dalla caduta delle foglie. Rimangono così le piante per vari mesi come se fossero morte, con l’apparenza di piante secche, benché internamente la vita continui e si elaborino i succhi preparandosi alla nuova vegetazione. Più chiaramente si manifesta il riposo nelle piante bulbose e tuberose, tanto che ve ne sono molte i cui tubarelli e i bulbi possono essere tolti dal terreno; per alcune piante il riposo, fuori terra, può essere prolungato anche per due o tre anni. Tale riposo assoluto non è proprio di tutti i vegetali, anzi per alcune pare che non esista e sarebbero le piante sempreverdi, cioè quelle che hanno le foglie persistenti per tutto l’anno. In questo periodo si avverte una sosta o un rallentamento nella vegetazione. Il coltivatore non deve ostacolare, anticipandolo né ritardandolo, il riposo naturale di una pianta. Usando certe cautele il coltivatore può cambiare l’epoca naturale del riposo e di conseguenza quella della vegetazione ottenendo fiori e frutta in una stagione diversa da quella stabilita dalla natura. Tale è lo scopo delle colture forzate o anticipate alle quali è conveniente applicare culture artificiali.

Fecondazione artificiale

Si chiama così per distinguerla dalla fecondazione naturale e perché è fatta ad arte per mezzo della mano dell’uomo. La fecondazione artificiale ha tre scopi ben distinti:

1) d’impedire quella naturale quando si può supporre che questa dia origine a semi, che producano poi delle razze o varietà inferiori di merito a quelle già esistenti;

2) di far produrre semi a quelle piante che per conformazione di fiore, per qualità di polline o per l’ambiente in cui vivono rimangono sterili;

3) di ottenere nuove varietà o nuovi ibridi per arricchire le nostre collezioni. E’ un’operazione che richiede intelligenza e delicatezza. Nel fiore bisogna togliere le antere prima che si aprono e bisogna coprire il fiore stesso con un velo, affinché non vi sia portato naturalmente sullo stimma il polline di un altro fiore. Il modo migliore per portare artificialmente il polline da un fiore all’altro è quello di usare, per pollini polverulenti, un piccolo pennello di vaio che si pulirà accuratamente dopo ogni fecondazione; per quei pollini i cui granellini sono riuniti in piccole masse e sono di natura vischiosi, il trasporto si fa con un pezzetto di filo di piombo e con uno stecchino di legno ben liscio. Il momento adatto per eseguire questo trasporto è regolato dalla natura del polline e dalla durata della vita dei vari fiori.

Se il polline si conserva buono per diversi giorni, si può fare la fecondazione a nostro comodo e aspettare una bella giornata serena e secca. Ma al contrario occorre spesso eseguirla subito e allora si fa possibilmente nelle ore pomeridiane. Nemica delle fecondazioni è l’umidità, perciò, bisogna sottrarre per quanto è possibile le piante all’influenza di un ambiente umido e alla pioggia sia tenendo i vasi in un luogo coperto e asciutto sia coprendo in vario modo le piante fecondate che non si possono trasportare da un luogo aperto ad un locale chiuso e che sono coltivate in piena terra. Dalla fecondazione artificiale si possono far nascere prodotti diversi dalle piante madri che si dicono varietà. Le piante a fiori doppi sono varietà delle piante naturali a fiore scempio. Una pianta che porta fiori bianchi può produrre varietà con fiori di altri colori o viceversa.      Un albero a rami orizzontali dà con il seme un prodotto a rami eretti o a rami pendenti. Così si hanno varietà pelose ottenute da piante glabre, varietà glabre da piante pelose, varietà inermi da piante spinose, varietà nane da piante alte, ecc. L’ibrido, invece, è il prodotto, anche naturale ma per lo più artificiale, ottenuto dalla fecondazione di due specie dello stesso genere o due specie di generi differenti, sempre però nella medesima famiglia naturale. Nei primi ibridi si notano alterati solo i caratteri specifici e, quindi, i prodotti ottenuti avranno un nome specifico; nei secondi, cioè negli ibridi bigenerici, si vedono alterati o fusi insieme i caratteri anche dei generi. Si può in tal modo considerare l’ibrido come un nuovo genere e si usa dare a quest’ibrido un nome nuovo generico.

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