La percezione del movimento

La percezione del movimento

Noi percepiamo non soltanto gli oggetti statici, ma anche quelli in movimento. Anche in questo caso siamo di fronte a una condizione paradossale.

Come funziona la percezione del movimento?

Infatti, quando ci spostiamo o quando muoviamo gli occhi, le immagini proiettate sulla retina si spostano continuamente; eppure, non abbiamo la percezione che le cose siano in movimento La percezione del movimento è un processo complesso, regolato da precisi meccanismi fisiologici (non possiamo cogliere il movimento troppo lento, come la crescita delle foglie, o troppo rapido, come la traiettoria di una pallottola sparata da una pistola).

Come per altri fenomeni, anche nel caso del movimento non vi è necessariamente una corrispondenza fra il movimento reale e il movimento percepito o fenomenico (a volte percepiamo il movimento di stimoli fermi, come nel movimento apparente; a volte appare immobile ciò che in realtà si muove, come nel movimento indotto).
La percezione del movimento reale e del movimento indotto. Secondo la psicologia classica la percezione del movimento reale consiste nella capacità di cogliere nel tempo gli spostamenti reali di un oggetto rispetto ad altri oggetti che restano immobili nello spazio percepito. In questa situazione l’oggetto in movimento proietta successivi spostamenti della propria immagine sulla retina, o tuttavia, questa concezione non risulta più sufficiente non appena si prende in considerazione la percezione del movimento indotto. Se viene mostrato un rettangolo all’interno del quale si trova un punto luminoso e il rettangolo è spostato in una determinata direzione (per esempio, verso destra), l’osservatore percepisce il movimento del punto incluso in direzione opposta a quella del rettangolo (nell’esempio, verso sinistra). La spiegazione di questo fenomeno risiede nel fatto che direzione e velocità del movimento dipendono unicamente dal sistema di riferimento e dal rapporto fra elemento inducente (il rettangolo) ed elemento indotto (il punto). Se si sostituisce il rettangolo con un altro punto, il movimento movimento così ripartisce fra i due punti, anche se uno di casi rimane effettivamente immobile.

Il movimento apparente  consiste nella percezione di oggetti in movimento a partire da stimoli statici presentati a intervalli regolari di tempo. È anche detto movimento stroboscopico, poiché già all’inizio dell’Ottocento attraverso lo stroboscopio era stato scoperto questo particolare fenomeno. Esso costituisce l’antecedente della scoperta del movimento cinematografico da parte dei fratelli Laniere. Nel 1912 Wertheimer riuscì a dare una spiegazione soddisfacente di questo fenomeno, da lui denominato fenomeno phi. Attraverso le fessure di uno schermo egli proiettò su una parete due stimoli luminosi statici (A e E) uno di seguito all’altro. Se l’intervallo di tempo nella loro successione era superiore a 200 ms, l’osservatore percepiva prima A e poi B. Se l’intervallo di tempo era attorno ai 60 ms, egli percepiva una linea unica che si muoveva da A a B e viceversa. Se l’intervallo di tempo nella loro successione era inferiore a 20 cos l’osservatore percepiva due linee luminose stazionarie contemporaneamente. Di conseguenza. la percezione del movimento stroboscopico o apparente fidata dall’organizzazione temporale nella successione degli stimoli statici. Se il ritmi di tale successione è abbastanza rapido, emerge il fenomeno del movimento apparente. Non si ha più la semplice somma di stimoli fermi, ma si ottiene una configurazione unitaria che modifica profondamente la stimolazione di partenza.

Il movimento autocinetico. Se in una stanza totalmente buia si fissa un piccolo punto luminoso statico (per esempio, una sigaretta accesa), dopo un certo intervallo di tempo, l’osservatore ha la percezione che il punto compia movimenti erratici (a caso) di una certa ampiezza. La spiegazione di questo fenomeno, detto appunto movimento autocinetico, risiede nell’incapacità di mantenere a lungo la traccia dell’esatta direzione verso cui si guarda, in combinazione con l’assenza di ogni sistema di riferimento. In questo caso, gli spostamenti del punto luminoso sulla retina, prodotti dai propri movimenti oculari, sono erroneamente attribuiti a movimenti del punto luminoso medesimo. In effetti, è sufficiente introdurre un secondo punto luminoso o alterare la sua comparsa e scomparsa affinchè l’effetto autocinetico scompaia.

One comment
  1. Va bene per il movimento radiale, ma per quello assiale? Il punto è sempre fermo ma si avvicina aumentando la dimensione o viceversa diminuisce la dimensione nell’allontanarsi. Allora come fanno le cellule M ad essere sensibili al movmento ( così viene detto)!

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