La donna ideale è quella che non esiste

La donna perfetta non esiste

La donna perfetta non esisteE’ convolato a nozze con la ragazza dei suoi sogni su una romantica isola del Pacifico, dopo averla corteggiata e conquistata. Vissero felici e contenti? Si fa per dire. L’avvenente sposa, Nene Anegasaki, “vive” solo in Love Plus, un videogioco nipponico di Dating Sim (cioè simulazione di appuntamento) per Nintendo, commercializzato in Giappone dalla società Konami di Tokyo. Lo sposo si fa chiamare con lo User Name Sa19000 e l’isola dell’idillio è Guam (Arcipelago delle Marianne), dov’è legale sposare pressoché chiunque, compreso un personaggio virtuale. Il resto “è tutto un programma”, sottinteso per videogiochi, in cui il giocatore frequenta tre ragazze virtuali e va alla conquista della prescelta. Il rapporto viene coltivato attraverso veri e propri contatti vocali. Come? Grazie a un sofisticatissimo software che simula una conversazione reale attingendo le risposte da una banca dati contenente migliaia di frasi preregistrate. Al sospirato “sì” dell’amata seguono inviti a cena, scambi di email e appuntamenti in ambiente virtuale. E accaduto qualche anno fa in Giappone, ma oggi anche in Europa sempre più uomini si innamorano di disegni animati: da Lara Croft, eroina dei videogiochi Tomb Raider, alle protagoniste dei giochi di combattimento come Dead or Alive.

È vero amore?

«L’amore è la condivisione di una relazione con una persona a cui si vuole bene, con i suoi pregi e difetti», spiega Flaminia Nucci, psicanalista di Milano, «mentre l’innamoramento è la proiezione di un contenuto psichico che abbiamo in noi senza saperlo ma che non riusciamo a esprimere: quindi lo proiettiamo sull’altro”. E ciò che accade alla donna timida che incontra un uomo impavido e se ne innamora. «L’ innamoramento fa perdere la testa proprio perché l’altro possiede quello di cui noi abbiamo un disperato bisogno», prosegue la psicanalista, «e termina quando la proiezione cade; nell’esempio citato, quando la donna scopre che anche quell’uomo ha le sue paure e può diventare timoroso come Don Abbondio».

Non succede così, invece, nel virtuale, dove la proiezione non cade mai. I personaggi virtuali rispecchiano proiezioni di cui le persone sono inconsapevoli, ma che i moderni software sono programmati per intuire. Individuate le zone d’ombra degli utenti e i bisogni che vi stanno dietro, ci giocano alla grande, “costruendo” la realtà desiderata. A sua volta, quest’ultima alimentala proiezione e la tiene vira all’infinito. «La molla scatta a livello inconscio e fa emergere un bisogno profondo tante volte proiettato sulla realtà, ma mai corrisposto», commenta l’esperta. «E guarda caso, la realtà virtuale corrisponde pienamente ai bisogni e ai desideri». Diversamente da una persona in carne ed ossa, infatti, il personaggio virtuale non pone mai a confronto. Quindi non c’è mai delusione né bagno di realtà.

Donne perfette

Belle, prosperose e così realistiche da sembrare vere. Le guerriere dei videogiochi catturano il maschio sotto l’aspetto visivo, per lui fondamentale. I produttori dei videogiochi lo sanno bene e ne approfittano. I personaggi vengono disegnati con la tecnica del fotorealismo (tecnica pittorica che si avvale di immagini fotografiche). Che si tratti di fumetti, cartoni animati o videogiochi, quindi, le donne virtuali spiccano per forme anatomiche mozzafiato e abbigliamento trendy e per la sofisticata simulazione delle movenze e della voce umana. «Venendo dall’inconscio, le proiezioni sono più arcaiche e grezze. Mentre la donna reale ha una sua personalità definita, dei difetti e dei confini, la proiezione è un’immagine perfetta», prosegue Flaminia Nucci. Nello specifico, la donna amazzone e guerriera risponde alle proiezioni dell’uomo debole che ha bisogno di proiettare la sua parte femminile, e cioè l’anima, sulla modalità grintosa che gli manca.

Ritorno all’adolescenza

L’adolescente che si innamora di un attore o di un calciatore idealizza un personaggio irraggiungibile, ma quando diventa adulto, ride di quel sogno fasullo. Al contrario, innamorarsi di personaggi virtuali in età adulta rappresenta una regressione all’adolescenza che le delusioni amorose subite in passato non bastano a spiegare. «La chiave è complessa. Chi è radicato nella realtà, anche se deluso, resta nella realtà», dice Nucci. «Qui siamo invece davanti a una fuga dalla realtà in un mondo immaginifico, che diversamente da quello reale non delude mai». Il soggetto vive l’innamoramento virtuale così intensamente da provare addirittura attrazione sessuale per una donna irreale. Anche le reazioni fisiologiche dell’organismo maschile seguono l’iter naturale dell’eccitazione e dell’erezione, con soddisfazione del desiderio in solitario.

Chi rischia di più

Viviamo in un’epoca difficile, in cui sempre più persone tentano di fuggire dalla realtà e di rifugiarsi in un mondo immaginario. In Giappone è stato coniato il termine Hikikommi, che significa “ritirarsi in disparte”, per definire quei ragazzi, di solito maschi, primogeniti o figli unici, senza padre o con un padre poco presente, che evitano la realtà per paura di affrontarla e vivono chiusi nelle loro stanze. “Coltivano” le amicizie attraverso i social media, conoscono il mondo attraverso i video e l’amore a livello virtuale. «Il Movimento degli psicologi indipendenti segnala diversi casi anche in Italia», mette in guardia Nucci, «dove si teme che il fenomeno degli innamoramenti virtuali prenda piede». Un rimedio? «Sempre e solo il bagno di realtà», conclude la psicanalista. «Le persone vanno coinvolte e riagganciate al mondo reale, introducendole tra nuovi amici e suscitando in loro nuovi interessi». Nei casi più gravi si ricorre alla psicanalisi.

Perché ci cascano soprattutto gli uomini

L’innamoramento virtuale è un fenomeno tipicamente maschile che ha origine dal rapporto con la madre nella prima infanzia. «Il primo oggetto d’amore, la propria madre, è per tutti una donna», spiega la psicanalista Flaminia Nucci. «Le bambine. in quanto donne come la mamma, vivono in modo più fisico la loro appartenenza di genere poiché si identificano nel corpo della madre, con la quale sviluppano un rapporto concreto. I maschietti invece, sentendosi fisicamente diversi, tendono a interiorizzare la madre e a vederla in modo più astratto». Proprio da qui origina l’innamoramento più fantasticato dell’uomo rispetto alla donna, che di solito è più calata nella realtà e più concreta.

Add Comment

Required fields are marked *. Your email address will not be published.

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.