I modelli culturali

I modelli culturali

I modelli culturali

Che cosa sono i modelli culturali?

Dato che la cultura è un orizzonte invisibile di mediazione a 360 gradi, essa conduce all’elaborazione di modelli culturali che sono appresi e seguiti – almeno in parte – dalla maggioranza dei soggetti che fanno parte di una cena cultura. Per «modello culturale» s’intende, di solito, un insieme di tratti e di caratteristiche che, presenti in una cena cultura, consentono una rappresentazionappropriata della realtà, promuovono la comprensione dell’esperienza contingente, guidano l’azione nei vari contesti. Vi è il modello culturale di «fare la polenta», di «prendere l’aereo», di «come corteggiare una ragazza» e così via.

Essi sono, nel contempo, interni alla mente (abbiamo una mappa mentale per come interpretare un certo evento, o per come agire in una certa circostanza) ed esterni alla mente (sono istituiti nella società e sono pubblici; infatti, nel caso in cui sbagliamo, altri spesso ci correggono o ci dicono come procedere). La corrispondenza e l’integrazione fra modelli interni e modelli esterni costituiscono un segnale valido del buon funzionamento psichico delle persone. Quando vi è un prevalente adeguamento ai modelli esterni, abbiamo la condizione di conformismo e di acquiescenza sociale. Quando vi è una predominanza dei modelli interni, abbiamo una condizione d’indipendenza, dí leadership sociale, di creatività e d’innovazione. Se vi è un eccessivo predominio dei modelli interni, siamo di fronte a una situazione giudicata di «devianza», talvolta connotata come follia e pazzia. Per definizione, inoltre, i modelli culturali sono dominio-specifici, ossia concernono l’azione delle persone in segmenti specifici e delimitati dell’esperienza. Non sempre essi sono univoci e «protocollati»; spesso abbiamo a disposizione diversi modelli alternativi per raggiungere il medesimo traguardo o per fare la stessa attività. Per esempio, per «corteggiare una ragazza» vi sono diversi modelli percorribili, fra cui scegliere quello più opportuno in quella circostanza (gestione locale dei modelli).

Le caratteristiche dei modelli culturali

Quando diversi modelli sono resi accessibili da una data situazione e applicabili a quel certo contesto, diventa prevalente il modello cognitivamente più accessibile. Tale accessibilità mentale è favorita dalla presenza di una serie di indizi facilitatoti esterni reperibili nel contesto di riferimento. Parimenti, i modelli culturali sono trasparenti, nel senso che non siamo consapevoli di possederli. Vediamo il mondo attraverso tali modelli come se fossero lenti trasparenti senza vedere le lenti stesse; in tal modo le cose ci appaiono «naturali». Essi concernono ogni segmento della vita umana e ogni ambito della condotta delle persone. Il ragionamento e la soluzione dei problemi, i procedimenti di calcolo, la categorizzazione degli oggetti e degli eventi, il senso del tempo, la concezione delle relazioni sociali, la sensibilità emotiva e affettiva, la concezione della donna, i rapporti di coppia, la famiglia, la distribuzione e la gerarchia dei valori, il sentimento di equità e di giustizia, l’appartenenza al gruppo, il benessere mentale e così sia sono soltanto alcuni aspetti dell’esperienza rispetto ai quali sono stati individuati modelli culturali profondamente diversi in relazione alle varie comunità esaminate. Per esempio, nello studio della comunicazione non verbale, rispetto allo spazio prossemico si è accertato che vi sono culture della vicinanza (come quelle arabe, sudamericane e latine dove la distanza interpersonale è ridotta) e culture della distanza (come quella indiana, dell’Europa settentrionale dove la distanza è grande). Parimenti, vi sono culture del contatto (come quella araba dove i contatti corporei sono accettati e frequenti) e culture del non contatto (come quella giapponese e indiana). Vi sono culture della parola (come quelle africane, latine e sudamericane, caratterizzate da un frequente scambio verbale, con una successione rapida di turni e per le quali il silenzio è considerato come una minaccia e una mancanza di cooperazione) e vi sono culture del silenzio (come quella giapponese, quella dei paliyan in India, quella degli apache, caratterizzate da lunghe pause di silenzio considerato come segnale di riflessione, di fiducia, di confidenza, di armonia e d’intesa).

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