Credenze positive e negative

Che cos'è un sistema di credenze

Che cos'è un sistema di credenze

In quanto fattore costante di mediazione, la cultura elabora e propone un sistema di credenze sufficientemente esteso per affrontare i vari aspetti della vita, relativamente stabile e globalmente condiviso dalla maggioranza dei membri di un certo gruppo o comunità.

Sistema di credenze: di cosa si tratta?

Tale sistema si configura come l’ideologia di riferimento in grado di «spiegare» le varie situazioni dell’ambiente in cui il soggetto vive, in modo da fornirgli una mappa interpretativa per ogni fenomeno e per rispondere ai quesiti basilari della vita. Pertanto, ogni soggetto (anche quello agnostico) segue un sistema di credenze, condividendolo (in tutto o in parte) con altri membri della propria comunità. Nel contempo, questo sistema si presenta come una griglia selettiva, poiché, adottando una certa prospettiva, privilegia ceni aspetti e ne ignora altri. Esso, infatti, è costruito attorno ad alcuni nodi principali da cui si dipartono quelli secondari. A livello psicologico, un sistema di credenze non è un insieme amorfo di principi e di convinzioni, bensì è articolato in due sottosistemi: quello delle credenze positive e quello delle credenze negative. Il primo è l’insieme delle credenze che il soggetto adotta e che ritiene vere e giuste, mentre il secondo è l’insieme delle credenze che il soggetto non adotta perché non le valuta vere o perché sono per lui irrilevanti. Sul piano psicologico, le varie credenze non godono dello stesso statuto di credibilità, poiché vi sono credenze centrali (o primarie) e credenze periferiche (o secondarie). Le prime sono ritenute fondamentali, indispensabili per definire e proteggere la propria identità culturale, per conseguire una posizione di prestigio all’interno della propria comunità. Di norma, esse sono al centro dell’attenzione da parte della maggioranza di una certa comunità; sono da essa condivise e apprezzate e la loro infrazione è fortemente sanzionata e punita. Le credenze periferiche, per contro, sono considerate credenze specifiche e aggiuntive, tendenzialmente idiosincratiche, più facilmente modificabili e sopprimibili; la loro infrazione non suscita particolari reazioni. In ogni cultura i nodi centrali di un sistema di credenze trovano espressione pubblica nella cessazione di simboli, che hanno la funzione di condensare in oggetti visibili t valori centrali su cui poggia l’impianto delle credenze (la bandiera per lo stato italiano, la croce per la religione cattolica ecc.). I simboli hanno valore collettivo, sono segni forti di appartenenza e definiscono in modo evidente l’identità culturale di una certa comunità. Per questa ragione i simboli assumono, di solito, una connotazione sacra, diventano oggetti di venerazione e di profonda considerazione e il loro vilipendio è sancito dalle leggi con sanzioni spesso molto severe. Per il loro status, i simboli, di nonna, possono essere trattati solo da gruppi selezionati di persone come gli stregoni, i preti, i bramani, i monaci che si pongono come intermediari fra i simboli e la comunità (funzione di separazione e di congiunzione fra il sacro e il profano, fra il puro e l’impuro).

Come si caratterizza un sistema di credenze?

Il sistema di credenze si configura quindi come un patrimonio di conoscenze e come una dottrina circa la vita umana e il mondo. In quanto è accettato e seguito dalla maggioranza di una certa comunità, esso diventa ortodossia, ossia credenze fondare su un’autorità (per esempio, rivelare da Dio o sostenute da un filosofo) e ritenute vere, valide ed efficaci. In genere, l’ortodossia è tanto più vincolante quanto più il sistema ideologico (religioso, politico ecc.) di riferimento è forte.

La gestione dell’ortodossia comporta la presenza di un gruppo di persone che si candida a diventare il depositario delle credenze e a farsene garante (per esempio, i sacerdoti di una religione). In quanto tale, questo gruppo sviluppa un piano per la diffusione del proprio sistema di credenze presa gli estranei (conversione), si opera per difenderlo dagli attacchi da parte di chi non vi aderisce (apologetica), svolge un’azione di regia per rafforzare il grado ci apprendimento, di adesione e di consenso dei partecipanti alla dottrina (catechismo e funzione di governo), nonché procede alla regolamentazione delle manifestazioni ideologiche da parte dei partecipanti e alla verifica della loro correttezza, scomunicando i devianti (funzione di controllo e di sanzione).

Il dogmatismo ideologico e il fondamentalismo culturale

Qualsiasi sistema di credenze, essendo gerarchicamente organizzato, funziona in solido secondo tre parametri distinti:

a) grado di permeabilità vs. impermeabilità fra credenze positive e credenze negative;

b) accentuazione vs. riduzione della distanza fra credenze positive e credenze negative;

c) grado di connessione forte vs. debole fra credenze centrali e credenze periferiche. Sulla base congiunta di questi tre parametri è possibile stabilire in modo operativo quando una persona diventa dogmatica nell’aderire al proprio sistema di credenze.

Si ha dogmatismo ideologico quando:

a) il sistema delle credenze positive e quello delle credenze negative restano reciprocamente impermeabili e impenetrabili;

b) vi è una rilevante accentuazione della distanza fra credenze positive e credenze negative;

c) le credenze periferiche sono strettamente connesse con e dipendenti dalle credenze centrali. dimostrando una condizione di assimilazione delle prime nelle seconde. Il dogmatismo è quindi caratterizzato da una concezione monolitica e granitica della realtà. Tale atteggiamento psicologico, oltre a porre in evidenza un livello consistente di rigidità mentale e una struttura di personalità autoritaria, è alla base dell’etnocentrismo che consiste nell’assolutizzare il proprio punto di vista, nel considerarlo come quello vero e oggettivo e nel rapportare a esso qualsiasi altra prospettiva culturale. È la tendenza a ritenere se stessi come punto di riferimento centrale in termini sociali e culturali e come unità di misura rispetto alla quale gli altri devono confrontarsi. L’emocentrismo si manifesta nell’elaborazione e mantenimento di un numero consistente di stereotipi culturali, ossia grumi di credenze sulle proprietà tipiche e distintive di altri gruppi di persone che si esprimono in giudizi superficiali, generici e imprecisi, basati sulla generalizzazione ed esagerazione. É facile sentire dire: «I tedeschi sono…», «I piemontesi sono…» e così via. Gli stereotipi culturali sono caratterizzati da una polarizzazione dei giudizi, che comporta un rafforzamento degli stereotipi stessi, da una elevata resistenza cognitiva e affettiva al cambiamento, nonché dalla tendenza alla conferma (i soggetti vanno alla ricerca degli aspetti che confermano i loro pregiudizi). Il dogmatismo ideologico e l’etnocentrismo costituiscono le premesse principali per la genesi e lo sviluppo del culturalismo che conduce alla reificazione della cultura e alla separazione fra le diverse forme culturali.

Le culture sarebbero come le tessere di un mosaico, ciascuna delle quali è definita da precise caratteristiche e delimitata da confini netti (teoria del mosaico). A sua volta, il culturalismo si manifesta nel fondamentalismo culturale, inteso come esigenza di stabilire confini robusti fra le culture, di giungere a una loro discriminazione e di difendere la «purezza» delle proprie origini e tradizioni culturali con l’esclusione di qualsiasi elemento «straniero». Il principio della diversità diventa il diritto della difesa a oltranza della propria unicità, con l’espulsione di tutto ciò di estraneo che possa contaminare tale unicità. In tal modo il razzismo, che nel secolo scorso era fondato su presunte differenze genetiche fra le popolazioni, oggi è giustificato nel nome di un certo concetto di «cultura».

Add Comment

Required fields are marked *. Your email address will not be published.

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.