Come si fa a pagare con i buoni pasto?

pagare con i buoni pasto

pagare con i buoni pastoIn Italia, sono tantissimi i lavoratori dipendenti che – mensilmente – accanto allo stipendio percepiscono i famosi ‘buoni pasto‘. Ma cosa sono esattamente e come si usano?

Buoni pasto: di cosa si tratta?

I buoni pasto sono dei piccoli biglietti che un’azienda elargisce al proprio dipendente come ulteriore bonus rispetto al lavoro svolto; il dipendente, dal canto suo, può utilizzarli per mangiare al ristorante oppure fare la spesa al supermercato, lasciando sostanzialmente intatto il proprio stipendio.

I buoni pasto sono raccolti genericamente all’interno di un blocchetto; altro non sono che piccoli foglietti di carta dall’aspetto similare a quelli rilasciati dalle lotterie; ogni biglietto ha un codice e un numero che corrisponde all’esatto valore del buono. I buoni pasto, infatti, possono avere valori differenti e a ciascuno spetta il valore del buono precedentemente stabilito dal datore di lavoro al momento della stipula del contratto.

Un buono pasto è in ogni caso equivalente all’acquisto con il denaro oppure con il bancomat; quel che conta è utilizzare il buono nei negozi o supermercati convenzionati. In Italia, il valore minimo di un buono pasto è di 2 euro mentre il valore massimo è di 10 euro. Si calcola che nel belpaese il giro dei buoni pasto arrivi ad una cifra complessiva di 2,5 milioni di euro a fronte di sole 10 aziende produttrici dei ticket.

Tutti i ticket, in ogni modo, sono composti da due elementi: la matrice e il bigliettino vero e proprio. Una volta staccato, il ticket non può essere riutilizzato.

Come nascono i buoni pasto?

In un primo momento, i buoni pasto sono nati per la necessità di eliminare le mense dalle aziende. In Italia, specie negli anni del boom economico, la mensa rappresentava parte integrante delle aziende più grandi; era lì, in effetti, che i lavoratori consumavano tutti insieme il pasto principale della giornata. Un momento di break nella pausa pranzo che li rivedeva  – nel giro di circa 50 minuti – rientrare direttamente sulla postazione di lavoro. Con il passare del tempo – complice il declino economico e quindi la diminuzione dei posti di lavoro – il mantenimento delle mense è diventato sempre più oneroso per gli imprenditori.

A questo si andò ad aggiungere anche la scarsa qualità del cibo proposto dalle mense e le conseguenti lamentele dei lavoratori. Così sono nati i buoni pasto, proprio con l’obiettivo di sostituire i tradizionali pranzi in mensa, senza tuttavia pesare sulle tasche dei lavoratori dipendenti. Oggi, i dipendenti possono spendere i buoni pasto nei negozi convenzionati che sono quasi sempre salumerie, supermercati, panetterie e persino pompe di benzina.

In ogni caso, se in passato, i buoni pasto erano un semplice strumento utilizzato dalle aziende per ‘controllare’ la pausa pranzo dei dipendenti; oggi rappresentano una sorta di ‘bonus’ che le aziende hanno a disposizione anche per ‘premiare’ i dipendenti più virtuosi e arrotondare – in modo da non dover pagare ulteriori tasse – la busta paga del lavoratore dipendente. In ogni caso, è buona norma che chi percepisce i buoni, si informi in anticipo se l’esercizio commerciale in cui intende spenderli è convenzionato o meno.

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