Che cos’è un metaragionamento?

Che cos'è un metaragionamento?

Che cos'è un metaragionamento?

ll metaragionamento è il ragionamento che ha per oggetto il ragionamento altrui.

Questo tipo di ragionamento è assai rilevante nelle interazioni umane. In pubblico, per esempio, buona parte del nostro comportamento è volto a far si che gli altri inferiscano che le nostre attività sono legittime, plausibili e rispettabili. Un uomo che indugia all’angolo di una strada guarderà ostentatamente l’orologio e scuoterà il capo spazientito per far capire a tutto il mondo che sta aspettando qualcuno. L’uomo non ha bisogno di controllare continuamente l’ora, ma il suo modo di fare rende plausibile la scena Egli ha ragionato sui probabili ragionamenti degli altri, e ha adattato il suo comportamento in modo che essi pensino ciò che egli vuole che pensino. Questa strategia è all’origine di tutti i rapporti sociali. Per così dire, noi ci facciamo un modello di come gli altri si fanno un modello della nostra mente. Questa operazione la ritroviamo nei problemi à metaragionamento, cioè nei problemi che ci chiedono di inferire ciò che una persona può dedurre intorno alle deduzioni di un’altra persona. Ecco un rompicapo basato su metaragionamenti:
Tre uomini molto saggi — logici eccellenti — furono messi agli arresti dall’imperatore con l’accusa di sovversione. L’imperatore li sottopose al seguente esame.

I tre uomini furono messi in fila, la faccia nella stessa direzione, e a ciascuno fu fatto indossare un cappello. Nessuno di essi poteva vedere il proprio cappello, ma l’ultimo della fila (A) poteva vedere i due cappelli davanti a lui, quello in mezzo (B) poteva vedere il cappello davanti a lui, e il primo (C) non poteva vedere alcun cappello. L’imperatore disse: «Se uno di voi saprà dirmi il colore del suo cappello, renderò la libertà a tutti e ire. I vostri cappelli sono stati tratti da un insieme di tre cappelli bianchi e due neri. Ora chiederò a ciascuno di voi se sa dirmi il colore del suo cappello. Potete rispondere solo “Sì” o “Non so”». A, che poteva vedere i due cappelli davanti a sé, disse: «Non so». B, sentita la risposta di A, disse: «Non so». C sentì queste due risposte. Quale fu la risposta di C?
Il problema può essere risolto considerando le deduzioni fatte dai saggi. B inferisce che se A avesse visto due cappelli neri davanti a lui:
A
B nero

C nero

avrebbe risposto «Sì», poiché avrebbe concluso che il suo cappello doveva essere bianco, dato che l’insieme da cui l’imperatore aveva tratto i cappelli comprendeva soltanto due cappelli neri. Ma poiché A ha risposto «Non so», B conclude che A non ha visto due cappelli neri. A deve essersi trovato dinanzi una delle tre seguenti possibilità:
A
B bianco nero bianco

C bianco bianco nero
Di conseguenza, B, sentita la risposta di A, dice: «Non so». C, a sua volta, inferisce che se B avesse visto un cappello nero, allora avrebbe detto: «Sì»; Infatti, per la precedente inferenza, B avrebbe saputo che proprio l’ultima delle tre possibilità era quella corretta, e così avrebbe concluso che il suo cappello era bianco. Dunque, B deve aver visto un cappello bianco (senza poter determinare quindi il colore del suo cappello). C conclude che il suo cappello deve essere bianco, e risponde: «Sì» all’imperatore. Questo tipo di ragionamento può essere generalizzato a qualunque numero n di individui, posto che l’imperatore faccia la sua scelta tra n cappelli bianchi e n —1 cappelli neri. Così, nel caso di quattro uomini che indossano cappelli, D, che non vede alcun cappello, ragionerà come segue: «Se io porto un cappello nero, allora gli altri tre lo vedranno e sapranno che per loro restano due soli cappelli neri. Questo caso è perciò identico al problema dei tre cappelli. Se nessuno dei tre ha detto “Sì”, vuol dire che io ho un cappello bianco». Questi problemi basati sul metaragionamento sono difficili da risolvere. In primo luogo, i vari passaggi gravano pesantemente sulla memoria di lavoro, perché un ragionatore deve costruire un modello del modello di una persona circa il modello di un’altra persona della situazione, e quest’ultimo può dipendere, a sua volta, dal modello di un’altra persona ancora. Così, se uno cetra di risolvere il problema dei tre cappelli, deve rappresentarsi i modelli mentali di A, usarli per inferire i modelli mentali di B, e usare questi per inferire il modello mentale di C.

Il processo solutorio richiede il mantenimento di una traccia dei modelli dei differenti individui coinvolti, il che già di per sé comporta un certo carico della memoria di lavoro Spesso i soggetti inferiscono che A non è m grado di vedere due cappelli neri, ma poi, quando passano a considerare la situazione di B, dimenticano che anche B può fare questa inferenza. In secondo luogo, come nel problema precedente, può essere necessario costruire e ricordare un insieme disgiuntivo di modelli — per esempio, il ragionamento di C poggia sulla rappresentazione di B delle tre possibilità che A potrebbe avere dinanzi. Abbiamo visto come i modelli disgiuntivi siano una fonte di difficoltà, a causa del carico di cui gravano la memoria di lavoro. In terzo luogo, la particolare strategia da adottare non è una strategia di cui una persona è di solito esperta prima di cercare di risolvere questo tipo di problemi. Il compito può essere reso più facile proponendo prima ai soggetti un semplice problema di due cappelli. Infine, è interessante il fatto che i soggetti non trovino utile che venga loro presentata una tabella con tutte le possibili combinazioni dei cappelli. La tabella li sovraccarica di informazioni non gestibili dalla memoria di lavoro In conclusione, possiamo riassumere la Tmm nei termini delle sue tre principali predizioni circa i processi di pensiero. Si tratta di predizioni che sono state tutte corroborate sperimentalmente:

1. si costruiscono modelli mentali di ciò che è vero, non di ciò che è falso — una tendenza che spiega alcune fallacie sistematiche nel ragionamento,

2. è più facile ragionare nei termini di un solo modello che non nei termini di più modelli;

3. si tende a focalizzare su uno solo dei possibili modelli quando si risolvono problemi con più modelli (focalizzazione). Costruire modelli di ciò che è vero è un modo abitualmente ragionevole di far fronte a una capacità di elaborazione limitata, ma apre la porta alle illusioni. Questo ovviamente non vuol dire che le persone siano insanabilmente irrazionali. Ma spiega la grande difficoltà che abbiamo a rappresentarci le eventualità false, difficoltà che ci ha accompagnato fin dall’esempio iniziale del santone. Le illusioni derivanti da rappresentazioni incomplete delle premesse di un ragionamento, cioè dal non «vedere» i casi falsi, possono avere la stessa forza delle illusioni visive.

Se la rappresentazione iniziale del problema ci fa prendere una certa strada è «come se» imboccassimo un tunnel. Non possiamo più tornare indietro e siamo costretti ad «accettare» la luce (cioè, la risposta) che appare alla fine del tunnel (da cui il preciso senso metaforico dell’espressione inglese «tunnel vision»). Per vedere la «vera luce», dovremmo ripartire da zero e risolvere, per così dire, un «nuovo problema». Siamo così riusciti ad analizzare i meccanismi cognitivi alla base di una questione già sollevata, a partire dagli anni Trenta, dagli studiosi appartenenti alla scuola della Gestalt. Si tratta della constatazione che molte soluzioni di problemi non avvengono per «prove ed errori», per apprendimenti graduali, ma improvvisamente, quando il problema viene considerato da un nuovo punto di vista (viene, con la loro terminologia, «ristrutturato»).

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