Che cos’è la percezione?

Che cos'è la percezione?

E’ convinzione diffusa presso la psicologia ingenua che la percezione costituisca una sorta di fotocopia federe della realtà. ciò che noi percepiamo sarebbe una riproduzione di quanto si trova nella realtà. Secondo questo atteggiamento, definibile come realismo ingenuo, il mondo si presenta a noi così come esso è e vi è una coincidenza tra la realtà fisica e la realtà percettiva o fenomenica. Tuttavia, approfondendo questa relazione, si è verificato che non in tutte le condizioni esiste una precisa corrispondenza fra questi due piani della realtà. Per esempio, può essere presente a livello fisico uno stimolo che non compare a livello percettivo, come succede nelle figure nascoste o mascherate. Al contrario, possono essere operanti sul piano fenomenico o percettivo stimoli che non esistono nella realtà fisica, come indica il fenomeno delle cosiddette figure animale. In questo caso, vediamo un oggetto per il quale non esiste un corrispondente stimolo fisico. In altre condizioni emerge una discrepanza fra la realtà fisica e la realtà percettiva come avviene nel fenomeno del contrasto di chiarezza. In questo caso le superfici incluse (grigie o bianche) riflettono la medesima quantità di luce, anche se sono percepite come diverse per chiarezza. In maniera analoga nelle illusioni ottico-geometriche, si verifica una notevole disparità fra la configurazione reale degli stimoli e la loro percezione. L’insieme di questi fenomeni non rappresenta nè semplici curiosità scientifiche nè eccezioni alle leggi generali della percezione, bensì pone in evidenza che la corrispondenza fra realtà fisica e realtà percepita è il risultato di un processo articolato di elaborazione delle informazioni provenienti dall’esterno. esso richiede un atteggiamento critico che consenta il superamento del realismo ingenuo. Occorre seguire il principio del rispetto-sospetto, cioè trattare i fenomeni percettivi con il dovuto rispetto e con il necessario sospetto, evitando sia l’errore dello stimolo (descrivere non ciò che si vede ma ciò che si sa, confondendo i percetti con i concetti; come per esempio possiamo fare riferimento alle illusioni ottico-geometriche sopra menzionate), sia l’errore dell’esperienza (attribuibile alla realtà proprietà che sono invece esclusive della percezione; per esempio, è un errore dire che l’acqua è calda dopo aver tenuto la mano in una bacinella di acqua fredda, mentre in realtà l’acqua è a temperatura ambiente).

La definizione della percezione

Il nostro mondo percettivo, riempito dagli oggetti e dagli eventi che viviamo come presenti nell’ambiente che ci circonda, non è una fotocopia della realtà, ma è il risultato di una sequenza di mediazioni fisiche, fisiologiche e psicologiche, nota come catena psicofisica. Gli oggetti e gli eventi del mondo circostante producono in continuazione una molteplicità indefinita di radiazioni (luminose, sonore o di altra natura) di varia intensità e frequenza. Queste radiazioni, che costituiscono le stimolazioni distali, vanno a suscitare negli apparati recettivi precise sollecitazioni, definite come stimolazioni prossimali. Queste ultime non vanno intese come una condizione statica, bensì come una situazione dinamica, soggetta a continui mutamenti. Nell’organizzazione percettiva l’ordinamento temporale degli stimoli, infatti, è altrettanto importante del loro assetto spaziale. Se la stimolazione prossimale (ossia quella parte dell’energia ambientale che può essere raccolta dai recettori e avvertita come stimolo dall’organismo) è sufficientemente intensa, produce nei recettori interessati una serie di eccitamenti nervosi che vengono trasmessi in forma di messaggio fino a  una definita regione cerebrale (detta «area di proiezione»), specificamente deputata a ricevere le informazioni concernenti quel particolare tipo di sensibilità. La stimolazione, evento fisico, suscita dunque una rapida successione di eventi fisiologici.  Alle fasi terminali di questi accadimenti fisiologici nei livelli centrali dell’organizzazione nervosa cerebrale corrisponde sul piano soggettivo — cioè, sul versante degli eventi psichici – la percezione, ossia l’impressione diretta e immediata della presenza di determinate forme nella realtà ambientale. Se è coinvolto il sistema visivo, la percezione consiste nel vedere una serie di oggetti, statici o in movimento e variamente dislocati nello spazio, con le proprie caratteristiche (forma, colore, grandezza ecc.). Se è interessato il sistema acustico, la percezione consiste nell’udire determinati suoni, rumori o voci provenienti da certi punti dello spazio. E così per le altre modalità sensoriali. Queste impressioni costituiscono la realtà fenomenica, vale a dire la realtà percettiva così come appare al soggetto in termini immediati e diretti. In questa prospettiva la percezione può essere intesa come l’organizzazione immediata, dinamica e significativa delle informazioni sensoriali, corrispondenti a una data configurazione di stimoli, delimitata nello spazio e nel tempo. In altri termini, la percezione si presenta come un processo intrinsecamente organizzato che, attraverso molteplici attività di selezione, analisi, influenzamento reciproco e coordinamento delle informazioni suscitate da una data costellazione di stimoli, perviene a strutturare un mondo fenomenico unitario, coerente e significativo, articolato in unità distinte aventi proprietà e relazioni definite.

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